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Cassazione: stop cena post-22 a boss ‘ndrangheta al 41-bis
La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta avanzata da un detenuto riconosciuto come boss della ‘ndrangheta, detenuto in regime di 41-bis, di poter consumare la cena oltre le ore 22. La decisione conferma il rigoroso rispetto delle norme interne al carcere di massima sicurezza e sottolinea il principio di legalità nell’applicazione delle misure restrittive.
Il caso specifico
Il detenuto, coinvolto in inchieste per associazione mafiosa e ritenuto responsabile di diversi reati connessi alla ‘ndrangheta, ha presentato ricorso contro l’ordinanza del magistrato di sorveglianza che gli negava il diritto a posticipare il pasto serale. L’interessato aveva motivato la richiesta con presunte esigenze personali e problemi di salute.
Il regime di 41-bis
Il 41-bis è un regime carcerario speciale destinato a detenuti legati a organizzazioni criminali di tipo mafioso o terroristico. Mira a isolare i capi e i promotori di tali associazioni, impedendo comunicazioni con l’esterno e riducendo al minimo i privilegi. Le restrizioni riguardano visite, colloqui e orari dei pasti, con controlli stretti da parte del personale penitenziario.
Motivazioni della Corte
Secondo i giudici di legittimità, le esigenze organizzative dell’istituto penitenziario e la necessità di garantire l’ordine interno prevalgono sulle richieste individuali dei detenuti in 41-bis. La Cassazione ha ribadito che il rispetto degli orari prefissati contribuisce a prevenire contatti illeciti e azioni di coordinamento tra affiliati.
Rilevanza della sentenza
La pronuncia rappresenta un importante precedente nell’ambito delle restrizioni applicabili ai detenuti più pericolosi. Conferma che le norme detentive in regime di 41-bis possono essere interpretate in senso restrittivo per tutelare la sicurezza pubblica e l’efficacia delle indagini antimafia.
Prospettive future
Gli avvocati del boss potranno proporre ulteriori istanze nei gradi successivi, ma dovranno dimostrare motivazioni più solide e documentate. Nel frattempo, la decisione della Cassazione mantiene un livello di rigore elevato, incoraggiando un’applicazione uniforme delle regole in tutti gli istituti penitenziari.
Conclusione
La sentenza conferma l’intransigenza del sistema giudiziario italiano nei confronti della criminalità organizzata, ribadendo che i benefici in materia di regime carcerario speciale non possono compromettere la sicurezza e la coesione delle misure antimafia.
Fonte: Mediaset TGCOM24