Effetti della riapertura alla pesca nelle acque protette
Un recente studio pubblicato su Nature esamina l’impatto della riapertura alla pesca in aree marine precedentemente protette. L’analisi globale evidenzia un rapido declino della biomassa ittica e dei servizi ecosistemici, minacciando la conservazione e la resilienza degli habitat marini.
Metodologia dello studio
Il team di ricerca ha raccolto dati da 41 aree marine protette in Oceania, Atlantico e Mediterraneo, che erano state sottoposte a restrizioni alla pesca per almeno cinque anni. Gli esperti hanno confrontato la biomassa ittica e la diversità delle specie prima e dopo la revoca delle misure protettive, utilizzando serie storiche di dati acquisite da osservazioni subacquee, ricognizioni tramite ROV e banche dati nazionali.
Risultati principali
I risultati indicano che, nel giro di due anni dalla riapertura alla pesca, la biomassa complessiva di nucleo ittico si riduce, in media, del 60–70%. Le specie predatrici, come dentici e ricciole, sono quelle che subiscono i cali più pronunciati. Anche la diversità di specie e la copertura corallina mostrano una regressione significativa, con effetti a cascata sull’intero ecosistema marino.
Implicazioni per la conservazione
Il rapido declino osservato intorno alle aree riaperte evidenzia l’importanza di:
- Adottare misure di protezione a lungo termine per garantire la stabilità delle popolazioni ittiche;
- Implementare sistemi di monitoraggio continuo per valutare tempestivamente eventuali impatti negativi;
- Coinvolgere le comunità locali e i pescatori nelle decisioni di gestione, favorendo pratiche sostenibili.
Conclusioni
Gli autori sottolineano che la riapertura delle aree protette alla pesca senza strategie di gestione adattative rischia di annullare anni di sforzi di conservazione. Per preservare la biodiversità marina e i servizi ecosistemici, è fondamentale mantenere o rafforzare le zone di riserva e promuovere approcci basati sull’equilibrio tra utilizzo delle risorse e tutela ambientale.