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Farmacia di Siena boicotta medicinali israeliani: il caso infiamma
Controversia sul boicottaggio dei farmaci
A Siena è scoppiata una nuova polemica dopo che una farmacia locale ha deciso di non rifornirsi di medicinali prodotti in Israele. La scelta, motivata come una forma di protesta politica, ha suscitato reazioni contrastanti tra cittadini, istituzioni e forze politiche.
Intervento dell’Ordine dei Farmacisti
L’Ordine dei Farmacisti di Siena ha annunciato verifiche urgenti per accertare se il rifiuto di vendere medicinali israeliani violi i principi deontologici o le norme di equità nella distribuzione dei farmaci. Al momento, la procedura è in corso e non sono ancora state comunicate sanzioni ufficiali.
Reazioni politiche
- Partito Democratico: richiesto un intervento della Asl per garantire il diritto alle cure.
- Fratelli d’Italia: definisce il boicottaggio una misura discriminatoria.
- Lega: attacca la farmacia invitando a evitare strumentalizzazioni politiche.
Posizione della farmacia
La titolare della farmacia ha precisato che la mancata fornitura non dipende da orientamenti politici, ma da motivi amministrativi: secondo quanto dichiarato, le aziende israeliane coinvolte non avrebbero rispettato i tempi di pagamento delle commissioni richieste dai distributori.
Prospettive e considerazioni legali
Il caso solleva dubbi sulla libertà di impresa e sul confine tra dissenso politico e obbligo professionale. L’Azienda Sanitaria Locale (ASL) di Siena valuterà se definire l’episodio un illecito o consentire alla farmacia di proseguire nelle sue decisioni.
La vicenda resta al centro del dibattito pubblico, con possibili ripercussioni sulle normative che regolano la distribuzione dei medicinali in ambito regionale e nazionale.
Fonte: TGCOM24