Ondata di calore artica scioglie l’1% dei ghiacci di Svalbard
Un’eccezionale ondata di calore artica ha colpito l’arcipelago di Svalbard, con temperature ben al di sopra della media stagionale. Analisi satellitari recenti hanno rilevato che circa l’1% della superficie glaciale dell’area ha subìto uno scioglimento significativo in pochi giorni, un fenomeno senza precedenti nella storia delle osservazioni moderne.
Misurazioni e metodologie
I ricercatori hanno utilizzato dati ottici e radar provenienti da satelliti ESA e NASA per monitorare le variazioni di albedo e individuare le aree di fusione superficiale. Le misurazioni hanno mostrato che zone estese di ghiaccio hanno perso massa tra il 14 e il 20 giugno, in corrispondenza della fase di picco dell’ondata di calore.
Cause dell’anomalia termica
L’anomalia è stata innescata da una massa d’aria calda proveniente dall’Europa settentrionale, che ha stazionato sull’Artico più a lungo del normale. Le temperature hanno superato i 5 °C nella stazione meteorologica di Ny-Ålesund, circa 7 °C sopra la media di giugno.
Implicazioni per il clima e gli ecosistemi
Lo scioglimento accelera la perdita di ghiaccio marino e terrestre, riducendo l’albedo e amplificando il riscaldamento locale. Tra le conseguenze più rilevanti:
- Accelerazione del riscaldamento globale per feedback positivi.
- Minaccia agli habitat di specie artiche, come l’orso polare e le foche.
- Contributo all’innalzamento del livello dei mari con possibili ripercussioni costiere.
Prospettive future
Gli scienziati avvertono che senza significative riduzioni delle emissioni di gas serra, eventi di fusione simili diventeranno più frequenti e intensi. Monitoraggi continui e modelli climatici avanzati restano strumenti fondamentali per prevedere e mitigare gli impatti a lungo termine.