Siti sessisti: schema ricorrente e casi passati

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Immagine di copertina realizzata con sistemi di intelligenza artificiale.

Siti sessisti: schema ricorrente e casi passati

Negli ultimi anni, diversi portali online hanno proposto contenuti sessisti e discriminatori nei confronti delle donne, seguendo uno schema operativo ormai noto. L’obiettivo principale di queste piattaforme è attirare traffico con titoli sensazionalistici e promettere materiale esclusivo, per poi monetizzare attraverso pubblicità invasive, abbonamenti forzati o addirittura diffusione illecita di dati personali.

Come funzionano i siti sessisti

  • Clickbait e titoli ingannevoli: vengono utilizzate parole chiave ad alto impatto emotivo per spingere l’utente a cliccare.
  • Iscrizione obbligatoria: spesso si richiede un recapito telefonico o un pagamento con carta di credito per accedere ai contenuti.
  • Monetizzazione forzata: abbonamenti nascosti, banner aggressivi e link sponsorizzati riducono l’esperienza di navigazione.
  • Diffusione illecita di materiale: in alcuni casi i siti rilasciano immagini private o dati sensibili in violazione della privacy.

I precedenti più noti in Italia

Nel 2013 emerse il portale “BabeLeak”, oscurato dopo l’indagine della Polizia Postale per diffusione di immagini rubate. Nel 2018 venne segnalato “GirlsExposed”, accusato di phishing e truffa ai danni degli utenti. Più recentemente, nel 2024, il caso “SecretsWeb” ha portato al sequestro di server all’estero e a diverse denunce per violazione del GDPR.

Intervento delle autorità e misure di contrasto

Le forze dell’ordine e il Garante per la protezione dei dati personali collaborano per individuare i responsabili e oscurare i domini più pericolosi. Gli strumenti principali includono:

  • Sequestro preventivo dei server;
  • Cooperazione internazionale nella rimozione dei contenuti;
  • Sanzioni pecuniarie ai provider complici;
  • Campagne di sensibilizzazione contro la cultura della violenza di genere online.

Consigli per gli utenti

Per proteggersi, è importante:

  • Verificare sempre la legittimità del sito prima di fornire dati personali;
  • Utilizzare antivirus e filtri antiphishing;
  • Segnalare alle autorità ogni attività sospetta;
  • Sostenere iniziative a favore della parità di genere sul web.

Solo attraverso una maggiore consapevolezza digitale e un impegno condiviso sarà possibile arginare la diffusione di siti sessisti e tutelare la dignità di tutti gli utenti online.

Fonte: TGCOM24

di Claudio Liverano

Appassionato di sport, scienza, tecnologia e informatica. Proprietario del blog www.claudioliverano.it Leggi di più

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